Stando alle notizie di stampa, un grave episodio di violenza si è verificato questa mattina all’istituto comprensivo di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Uno studente di 13 anni avrebbe aggredito con un coltello la propria insegnante di francese poco prima dell’inizio delle lezioni. La docente è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo; pur in condizioni serie, non sarebbe in pericolo di vita. Lo studente è stato fermato dal personale scolastico e consegnato ai carabinieri.
L’episodio colpisce profondamente la comunità scolastica e il territorio orobico. Sulla vicenda interviene Fabio Cubito, segretario generale FLC CGIL Bergamo, esprimendo immediata vicinanza alla docente: «La scuola è un luogo che deve essere protetto da odio e aggressioni, non solo fisiche. Di fronte a una tragedia di questa portata, è necessario aprire una riflessione collettiva sul disagio generazionale che la scuola pubblica affronta quotidianamente in condizioni sempre più difficili».
Per la CGIL scuola, la risposta non può limitarsi a misure emergenziali o securitarie. «Speriamo non si risponda con l’ennesimo aggiornamento normativo su metal detector o altre ore di carico didattico. Denunciamo da anni il definanziamento del sistema d’istruzione: tagli, accorpamenti e precarizzazione aumentano il carico su docenti, dirigenti e personale Ata. In questo contesto, il lavoro nelle scuole assume tratti di eroismo quotidiano che non viene né riconosciuto né valorizzato», prosegue Cubito.
Il segretario sottolinea inoltre la specificità del clima che si respira negli istituti: «Ogni giorno assistiamo docenti e lavoratori in contestazioni causate da segnalazioni, spesso infondate, da parte dei genitori. Non basta proclamare i docenti pubblici ufficiali davanti alle telecamere, come fa spesso il Ministro. Serve un serio investimento sull’istruzione in termini di inclusività e tolleranza per contrastare il clima d’odio che attraversa il Paese».
Le recenti indicazioni normative rischiano, secondo il sindacato, di isolare ulteriormente l’istituzione scolastica. «Assistiamo a norme che chiudono sempre di più la scuola. Noi vogliamo una scuola aperta, che non si chiuda al territorio e alle associazioni, ma che sia messa nelle condizioni di svolgere la sua funzione educativa attraverso risorse certe e potenziamento degli organici», conclude Cubito.