Bilanci in salute, lavoratori in fuga: un sistema prossimo al collasso
I bilanci delle cliniche private registrano utili milionari, ma il settore sta perdendo i suoi professionisti. È quanto emerge dall’indagine Codice Rosso curata da Andrea Bettinelli per la FP CGIL di Bergamo. L’analisi, che ha raccolto le risposte di 207 lavoratori (pari al 9% della popolazione aziendale del settore a livello locale), fotografa una situazione definita ormai prossima al punto di rottura. Negli ultimi tre anni, il numero dei dipendenti è calato di quasi il 10%, passando dalle 2.443 unità del 2023 alle 2.219 del 2026. Un esodo costante verso il settore pubblico o la libera professione che rischia di svuotare le strutture di quella spina dorsale composta per il 74% da personale con oltre dieci anni di esperienza. L’88% dei lavoratori denuncia un aumento dei carichi di lavoro negli ultimi anni, definiti insostenibili da oltre la metà degli intervistati (54%). La carenza cronica di organico costringe il sistema a reggersi su chi resta: il 66% dichiara che le assenze improvvise di un collega vengono gestite semplicemente diminuendo gli operatori in turno, senza alcuna sostituzione.
Turni alla cieca e lavoro povero: il 17 aprile manifestazione a Roma
Le condizioni di vita dei professionisti sono pesantemente segnate da un’organizzazione del lavoro precaria: l’organizzazione dei turni è spesso priva di una matrice stabile, tanto che il 49% dichiara di vivere alla cieca con turni definiti mese per mese e il 31% riceve la programmazione con pochi giorni di preavviso. Il diritto al riposo è diventato un miraggio: il 45% del personale salta regolarmente la pausa e il 51% non riesce a godere delle ferie maturate, principalmente a causa della mancanza di personale. Questa pressione si traduce in uno stress diffuso: il 96% dei lavoratori ha vissuto forti situazioni di disagio nell’ultimo anno, con il 51% in condizione di stress cronico a elevato rischio burnout. Anche sul fronte economico il quadro è critico: il 79% dei dipendenti afferma che il proprio reddito non garantisce un tenore di vita adeguato, mentre il 62% subisce un grave demansionamento. Per queste ragioni, i lavoratori scenderanno in piazza per lo sciopero nazionale del 17 aprile, con una manifestazione a Roma per chiedere dignità salariale (38%), riconoscimento professionale (29%) e ritmi sostenibili (23%).
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