UFFICIO VERTENZE

Contratti pirata, l’allarme della CGIL: a Bergamo paghe inferiori fino al 35%

La proposta del Governo di equiparare i contratti comparativamente più rappresentativi a quelli più applicati rischia di aprire definitivamente le porte al dumping contrattuale. La denuncia arriva dalla CGIL di Bergamo, preoccupata per una possibile deregolamentazione che favorirebbe sigle sindacali di piccola entità, pronte a firmare accordi al ribasso su salari e diritti, a scapito delle tutele storiche garantite dai sindacati confederali.

I numeri della tenuta territoriale

Attualmente, i dati del CNEL confermano che la provincia di Bergamo vanta un’altissima tenuta del sistema contrattuale tradizionale. Nel 2024, i lavoratori del settore privato coperti dai contratti nazionali sottoscritti da CGIL, CISL e UIL sono 332.623, pari al 94,6% del totale. Resta tuttavia una quota di circa 19.000 addetti che già oggi subisce l’applicazione di contratti firmati da sigle meno rappresentative.

«La crescita di questi contratti risponde al tentativo di frammentare il sistema di rappresentanza», spiega Paola Redondi, responsabile Mercato del Lavoro della CGIL di Bergamo. «Le conseguenze sono la mancanza di parità tra lavoratori dello stesso settore e una pressione al ribasso che non tocca solo la busta paga, ma anche tutele normative fondamentali. Questa proposta rende ancora più urgente una legge sulla rappresentanza che definisca criteri chiari basati sui reali numeri degli iscritti e sui voti alle RSU».

 

Settori colpiti e divario salariale

I settori più esposti in provincia sono il commercio, il turismo e la vigilanza privata. Secondo Nicholas Pezzè, segretario generale della FILCAMS CGIL di Bergamo, «l’applicazione di questi contratti è visibile anche in attività di primo piano in centro città, come in via XX Settembre, o presso l’Orio Center. Il 10-15% di chi si rivolge agli sportelli della categoria si trova già in questa condizione di svantaggio: un lavoratore può arrivare a percepire tra il 30% e il 35% in meno rispetto ai colleghi coperti dai contratti confederali. La paga base è inferiore anche del 25%, spesso manca la quattordicesima e le maggiorazioni per i festivi sono penalizzanti».

 

L’azione legale dell’Ufficio Vertenze

Proprio per sanare queste distorsioni, l’Ufficio Vertenze della CGIL avvia sistematicamente ricorsi legali per contestare la validità dei contratti pirata. L’azione legale si fonda sul richiamo all’articolo 36 della Costituzione, che garantisce il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente a un’esistenza dignitosa: quando un contratto firmato da sigle minori scende sotto le soglie di dignità, il sindacato chiede ai giudici del lavoro di disapplicarlo e di rideterminare la paga corretta basandosi sui parametri dei contratti collettivi nazionali più rappresentativi.

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