I bilanci della sanità privata bergamasca godono di ottima salute, ma questa prosperità si ferma prima di raggiungere le buste paga dei dipendenti. È quanto emerge dall’analisi condotta dalla FP CGIL di Bergamo sui dati finanziari del periodo 2019-2024. Il “valore della produzione” ha segnato una crescita costante, superando ampiamente i volumi pre-Covid, ma la quota destinata al personale è rimasta ferma, ignorando l’impennata dell’inflazione.
Bilanci d’oro e salari immobili
Nonostante un’inflazione cumulata del 17% nel triennio 2022-2024, la spesa per il personale dipendente nelle strutture private della provincia è rimasta piatta. Il divario con il settore pubblico è ormai un dato strutturale: a parità di mansione, un infermiere del privato guadagna il 15% in meno rispetto a un collega del pubblico, con una perdita che si aggira tra i 3.500 e i 4.000 euro lordi l’anno.
“Vedere questa linea piatta dei costi del personale fa rabbrividire”, osserva Andrea Bettinelli, funzionario della FP CGIL di Bergamo. “Significa che i lavoratori hanno subito una svalutazione pesantissima dei propri stipendi, mentre le aziende incassavano ricavi sempre maggiori”.
La fuga verso le Partite IVA
Le basse retribuzioni e la scarsa flessibilità stanno spingendo i professionisti sanitari ad abbandonare il contratto nazionale per la libera professione. Una scelta dettata dalla necessità: un infermiere a Partita IVA può arrivare a guadagnare 40-50 euro l’ora, contro i 12-13 lordi di un dipendente, ottenendo inoltre una migliore gestione dei turni.
Questo fenomeno alimenta il ricorso a cooperative ed esternalizzazioni, che fanno lievitare i costi aziendali alla voce “beni e servizi”. Per il sindacato, questa frammentazione del lavoro mette a rischio la stabilità del sistema e la qualità stessa dell’assistenza offerta ai cittadini.
Una sanità “opportunistica”
La critica della CGIL investe anche il modello di business dei grandi gruppi. La sanità privata non sembra più agire in ottica integrativa rispetto al pubblico, ma tende a sostituirlo solo dove il margine di profitto è elevato. Si investe massicciamente in ortopedia e chirurgia d’elezione, ma si tagliano o si evitano i servizi onerosi come la psichiatria o i punti nascita.
“Siamo di fronte a un settore che incassa i dividendi e non vuole assumersi il rischio d’impresa”, attacca Giorgio Locatelli, Segretario Generale della FP CGIL di Bergamo. “È assurdo che i grandi gruppi si presentino al tavolo del rinnovo contrattuale chiedendo allo Stato i fondi per aumentare gli stipendi, mentre gli utili finiscono esclusivamente nelle tasche degli azionisti”.
Mobilitazione e democrazia: sciopero e voto RSU
Per contrastare questo stallo, il sindacato ha indetto un terzo sciopero nazionale per il 17 aprile, con manifestazione a Roma. La protesta mira a sbloccare i contratti nazionali AIOP e ARIS, fermi al 2018.
Sul piano locale, la FP CGIL punta a ridare voce ai lavoratori attraverso il voto: il 12, 13 e 14 maggio si terranno infatti le elezioni per le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) in tutte le strutture private della provincia di Bergamo, un passaggio fondamentale per ricostruire il protagonismo dei dipendenti nei luoghi di lavoro.
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