NOTIZIE

Rider Glovo a Bergamo, conguagli irrisori: “Integrazioni da pochi centesimi dopo quattro mesi di lavoro”

Grandi promesse sulla carta, pochissimi spiccioli nelle tasche dei lavoratori. Gli impegni assunti a maggio da Glovo per uscire dal controllo giudiziario imposto dalla Procura di Milano – che prevedevano un piano di aumenti retroattivi a partire dal 9 febbraio 2026 – si stanno traducendo in cifre irrisorie. A certificarlo è Nidil Cgil, che a livello nazionale ha calcolato la media dei conguagli sui primi quattro mesi di attività, scoprendo che la stragrande maggioranza dei ciclofattorini ha ricevuto un’integrazione una tantum inferiore ai 10 euro totali.

A Bergamo l’impatto di questa misura tocca da vicino circa un centinaio di rider, e i dati emersi dall’analisi delle fatture locali rivelano situazioni ancora più paradossali.

“Sul nostro territorio abbiamo esaminato i conguagli ricevuti dai lavoratori e in diversi casi parliamo letteralmente di pochi centesimi di euro per quattro mesi di consegne”, spiega Ayman Bourrai di Nidil Cgil Bergamo. “Il piano presentato da Foodinho, la società che gestisce Glovo in Italia, prometteva incrementi fino a 200 euro al mese, portando il compenso minimo a 3 euro lordi a consegna e la paga oraria a 14 euro lordi. La realtà che vediamo oggi restituisce un quadro ben diverso: le modifiche propagandate per alleggerire la pressione della magistratura non hanno cambiato la sostanza della condizione dei lavoratori”.

Il mancato sblocco dei compensi è legato ai meccanismi di calcolo strutturati dalla piattaforma. La soglia minima di 3 euro a consegna viene applicata in modo slegato dai parametri di distanza, lasciando che sia l’algoritmo, tramite la distribuzione degli ordini, a neutralizzare l’efficacia del potenziale aumento. Per quanto riguarda la tariffa oraria di 14 euro, il conteggio non si basa sulle ore reali di disponibilità o di attività, ma su un “tempo effettivo calmierato”.

“Viene applicato un tetto massimo statistico, un vero e proprio cap gestito dall’azienda”, precisa Bourrai. “I tempi d’attesa fuori dai locali, il traffico urbano e la ricerca dei citofoni non vengono computati se superano la mediana stabilita dalla piattaforma. In questo modo il tempo utile viene ridotto artificialmente, impedendo che scatti un aumento reale e scaricando l’intero rischio d’impresa sulle spalle di chi pedala”.

La contestazione della categoria si inserisce in una mobilitazione più ampia, che lo scorso 26 giugno ha visto Nidil Cgil abbandonare il tavolo delle trattative sul food delivery con Confcommercio e AssoDelivery proprio per l’assenza di tutele concrete su compensi, contratti e sicurezza legata ai picchi di calore.

“Questa vicenda dimostra ancora una volta che i correttivi interni alle piattaforme non bastano a garantire la dignità del lavoro”, conclude Bourrai. “Chi opera stabilmente e con continuità deve essere riconosciuto come lavoratore subordinato, con tutti i diritti, le coperture e le tutele salariali che ne conseguono. Continuare a utilizzare l’algoritmo come paravento per comprimere i salari non è più tollerabile”.

Torna in alto