Centinaia di lavoratrici e lavoratori di Poste Italiane della provincia di Bergamo stanno ricevendo in questi giorni una comunicazione aziendale inattesa: la richiesta di restituzione di somme legate al periodo dell’emergenza sanitaria, con trattenute effettuate direttamente sui cedolini dello stipendio. La vicenda, che a livello nazionale coinvolgerebbe circa 40.000 dipendenti, deriverebbe da alcuni riconteggi effettuati dall’INPS sui trattamenti di integrazione salariale utilizzati durante la pandemia. Le trattenute, secondo quanto appreso, potrebbero raggiungere i 400 euro a dipendente, con una rateizzazione prevista fino a dicembre 2026.
La reazione del sindacato sul territorio è netta, soprattutto per il valore simbolico e sociale che il lavoro postale ha avuto nella bergamasca durante la prima ondata del virus.
“In provincia di Bergamo i lavoratori di Poste Italiane hanno continuato ogni giorno a consegnare corrispondenza e fornire servizi ai cittadini, comprese le prenotazioni per i vaccini, mentre il nostro territorio viveva il periodo più duro e drammatico della sua storia recente”, dichiara Alessandro Esposito di SLC CGIL Bergamo. “Moltissimi operatori hanno lavorato nella paura costante, tanti si sono ammalati e purtroppo abbiamo perso almeno 5 colleghi sul campo, senza contare le persone che hanno riportato serie conseguenze. Trovare oggi in busta paga i tagli per verifiche amministrative tardive, arrivate dopo oltre cinque anni e calcolate a loro insaputa, è un insulto al sacrificio di quel personale”.
Oltre all’impatto morale, la SLC CGIL solleva pesanti obiezioni di natura giuridica e sindacale. Secondo l’ufficio legale del sindacato, i crediti in questione sarebbero ampiamente caduti in prescrizione, poiché il termine dei cinque anni previsto dalla legge è scaduto tra l’estate e l’autunno dello scorso anno. La condotta aziendale viene quindi contestata per violazione dei doveri di correttezza e buona fede, oltre che per la mancanza di trasparenza: i lavoratori si sono visti recapitare una comunicazione generica, priva di dettagli numerici chiari e dei relativi criteri di calcolo.
La retribuzione, ricorda la sigla di categoria, è un diritto intangibile e non può subire decurtazioni unilaterali o blitz improvvisi senza un confronto preventivo o un titolo giudiziale.
Per queste ragioni, SLC CGIL Bergamo ha formalmente richiesto a Poste Italiane l’immediata sospensione di qualsiasi recupero forzoso sulle buste paga, pretendendo la trasmissione immediata di tutta la documentazione e l’apertura urgente di un tavolo di confronto con l’azienda. In assenza di risposte rapide, il sindacato ha già fatto sapere che valuterà tutte le iniziative di tutela collettiva possibili a difesa dei lavoratori coinvolti.