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Infortunio mortale a Cortenuova: lavoratore di 66 anni travolto da una trave. CGIL Bergamo: “Inaccettabile continuare a morire nei cantieri. L’età avanzata nei lavori gravosi è una contraddizione da fermare”

Un operaio di 66 anni ha perso la vita nel primo pomeriggio di oggi, mercoledì 23 settembre, nell’area esterna del centro di distribuzione MD in via Trieste a Cortenuova. Stando alle prime ricostruzioni fornite da alcuni testimoni, l’uomo sarebbe stato colpito e schiacciato da una pesante trave in acciaio mentre erano in corso interventi su una tettoia nel piazzale.
«Siamo vicini ai familiari della vittima – interviene Angelo Chiari, responsabile del dipartimento Salute e Sicurezza sul lavoro della CGIL di Bergamo –. Saranno le autorità a chiarire la dinamica esatta, ma resta un tema aperto: non si deve rischiare la vita a nessuna età, ma a 66 anni bisognerebbe essere in pensione, non ancora esposti ai pericoli del lavoro quotidiano».
Una riflessione che si inserisce in un quadro territoriale sempre più critico. Solo due giorni fa, lunedì 21 settembre, a Brignano un lavoratore di 60 anni è rimasto gravemente ferito dopo essere stato colpito da un pallet caduto da tre metri di altezza. Pochi giorni prima, il 17 settembre a Romano di Lombardia, ha perso la vita il 56enne Marco Meazza, travolto da una pianta durante le manovre con un escavatore.
«Mentre il governo continua a ipotizzare ulteriori innalzamenti dell’età pensionabile, la realtà materiale ci sbatte in faccia una contraddizione insostenibile: si costringono persone anziane a svolgere mansioni usuranti e pericolose per le quali i tempi di reazione e le condizioni fisiche non sono più compatibili con certi standard operativi – prosegue Chiari –. Non tutti i lavori sono uguali e l’uscita anticipata dal lavoro per le mansioni gravose deve essere un principio inderogabile di prevenzione, non una concessione al ribasso».
A preoccupare è anche la tendenza generale: secondo gli ultimi dati disponibili, tra gennaio e luglio 2026 le denunce di infortunio nella provincia di Bergamo sono salite a 8.082, rispetto alle 7.487 registrate nello stesso periodo del 2025, con una crescita vicina all’8%. «I numeri continuano a salire e gli incidenti gravi si susseguono a un ritmo allarmante – conclude Chiari –. Servono più controlli, prevenzione capillare e scelte politiche che tutelino davvero chi lavora, a partire dal riconoscimento che oltre una certa età non si può rischiare la vita nei cantieri e nei piazzali».

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