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Ancora una vittima sul lavoro nella Bergamasca: a Filago perde la vita un uomo di 62 anni. CGIL e Fillea Bergamo: «Una strage continua che colpisce troppi lavoratori anziani. Servono tutele legali per i familiari e il riconoscimento dello status di vittime del dovere»

Un nuovo infortunio mortale sul lavoro si è verificato questa mattina a Filago. A perdere la vita è stato un lavoratore di 62 anni, originario di Ornago, rimasto schiacciato mentre era alla guida di un mini escavatore durante le manovre di discesa da un camion in via Verdi.
«Apprendiamo dalle ricostruzioni di stampa e da Ats la dinamica dell’accaduto, sulla quale saranno gli organi competenti e la magistratura a fare piena luce – dichiara Angelo Chiari, responsabile del dipartimento Salute e Sicurezza sul lavoro della CGIL di Bergamo –. Resta però un dato allarmante che continua a ripetersi sul nostro territorio: la frequenza con cui questi infortuni gravissimi colpiscono persone over 55 e over 60. Solo a settembre abbiamo contato la morte del cinquantaseienne travolto da una pianta a Romano di Lombardia, il ferimento grave di un sessantenne a Brignano e la tragedia del lavoratore di 66 anni a Cortenuova. Non si può morire sul lavoro a nessuna età, ma continuare a tenere persone di oltre sessant’anni esposte a mansioni rischiose, pesanti e complesse dimostra quanto sia urgente rivedere le politiche previdenziali e riconoscere la gravosità del lavoro come misura di prevenzione primaria».
Alla voce della confederazione si unisce quella degli edili della Fillea CGIL, categoria direttamente esposta ai rischi dei cantieri.
«Di fronte a lutti come questo, alla memoria delle vittime bisogna affiancare risposte normative concrete ed esigibili – sottolinea Marco Bonetti, segretario generale della Fillea CGIL di Bergamo –. Proprio nei giorni scorsi a Treviso abbiamo ribadito la nostra piattaforma di proposte, a partire dall’approvazione della proposta di legge numero 2904, presentata nell’aprile scorso, per introdurre il gratuito patrocinio a favore dei familiari delle vittime del lavoro, indipendentemente dal reddito. Chi perde un proprio caro in un cantiere non può essere lasciato solo ad affrontare anche il peso economico di procedimenti giudiziari lunghi e complessi. Chiediamo inoltre il riconoscimento dello status di “vittime del dovere” per i lavoratori deceduti o rimasti invalidi, estendendo le relative tutele alle famiglie: è indispensabile garantire sostegno e uniformità di tutele a chi, al dolore per una perdita irreparabile, vede aggiungersi l’onere delle spese legali per ottenere giustizia».

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