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Un altro morto sul lavoro: non è una fatalità, è un fallimento che si ripete

Un altro morto sul lavoro, di nuovo in un cantiere edile, di nuovo con una caduta dall’alto. Secondo le notizie di stampa a Cremona un lavoratore di 55 anni, residente in Bergamasca, ha perso la vita cadendo da un ponteggio mobile mentre stava lavorando su un tetto. Alla sua famiglia e ai suoi cari va la nostra vicinanza.

Ma ogni volta succede la stessa cosa: si conta la vittima, si esprime cordoglio, e poi tutto continua come prima. Intanto i numeri continuano a peggiorare: nel 2025, nella sola Bergamasca, i morti sul lavoro sono stati 22, quattro in più rispetto al 2024.

Questo è inaccettabile. La sicurezza non può restare sulla carta né essere trattata come un costo da tagliare. Servono scelte concrete, formazione vera, controlli seri. Perché morire di lavoro, nel 2026, non è una fatalità: è un fallimento che si ripete.

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