L’attività dell’Ufficio Vertenze della CGIL di Bergamo nel 2025 registra segnali di criticità per il mondo del lavoro locale. Se l’azione sindacale ha permesso di riportare nelle tasche di lavoratrici e lavoratori 5,6 milioni di euro, emergono fenomeni di degrado sociale e crisi aziendali che segnano una inversione di tendenza rispetto agli anni post-pandemia. Le pratiche aperte nell’ultimo anno sono state 2.095, confermando un volume di attività elevato e costante.
Crisi d’impresa: proiezione di 800 liquidazioni nel 2026
Il sistema produttivo bergamasco mostra segnali di cedimento sul fronte delle liquidazioni giudiziali. Dai 398 casi del 2024 si è passati ai 454 di fine 2025.
Il trend di inizio 2026 segnala un’accelerazione: al 2 marzo le pratiche aperte sono già 140. Proiettando questo dato su base annua, si stima il rischio di raggiungere quota 800, un livello che rievoca i picchi della crisi post-2008. La fine degli aiuti pubblici legati al periodo pandemico ha fatto emergere fragilità strutturali, ora aggravate dai costi energetici e dalle tensioni sui mercati internazionali.
L’abuso dei contratti e la precarietà nei settori chiave
Sul fronte contrattuale si registra un aumento delle vertenze legate all’illegittimità dei contratti, passate dall’1,4% del 2024 al 6,9% del 2025. Si tratta di un filone alimentato dalla precarietà e da un utilizzo improprio della somministrazione e dei contratti a termine. I settori che registrano la maggiore criticità sono il commercio, il metalmeccanico e l’edilizia.
In questo contesto, l’attività sindacale interviene anche sulle “false Partite IVA” utilizzate per coprire rapporti di lavoro subordinato, puntando alla riqualificazione del rapporto e al recupero di spettanze come la tredicesima.
L’emergenza sfruttamento e caporalato nel territorio
Il dato più critico riguarda l’affiorare di casi di grave sfruttamento e caporalato in settori a basso valore aggiunto, come la ristorazione e il tessile. Si tratta di situazioni estreme, con lavoratori migranti costretti a vivere in scantinati e a lavorare l’intera giornata per retribuzioni minime.
In molti casi, la priorità per chi denuncia non è solo il recupero dello stipendio, ma l’incolumità fisica. Chi vive in alloggi messi a disposizione dal datore di lavoro è infatti soggetto a un controllo che supera la dinamica lavorativa. Per evitare che le vittime ricadano nelle reti dello sfruttamento, è indispensabile che il territorio risponda con offerte di lavoro dignitose, soluzioni abitative e trasporti.
I numeri della vertenzialità
Le motivazioni principali che spingono al ricorso al sindacato nel 2025 sono:
- Mensilità non percepite: 51,2%
- Differenze retributive: 18,1%
- Licenziamenti: 16%
- Illegittimità contratti: 6,9%