Il contratto nazionale è scaduto nel 2021, i salari sono fermi da cinque anni e la proposta economica delle imprese non permette nemmeno di recuperare l’inflazione accumulata. Per questo SLC CGIL, FISTel CISL e UILFPC-UIL hanno annunciato una mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori dei teatri e del personale scritturato.
La decisione arriva dopo l’incontro del 12 ottobre con la delegazione datoriale di Federvivo, che non ha portato a passi avanti sul rinnovo del contratto. In provincia di Bergamo sono interessati poco più di cento lavoratori, la maggior parte dei quali impiegati al Teatro Donizetti.
L’ultimo contratto era stato sottoscritto nel 2018 ed è scaduto nel 2021. La proposta delle imprese prevede un aumento di 275 euro sul livello medio, distribuito in tre tranche, ma nessun riconoscimento economico una tantum per il lungo periodo di vacanza contrattuale. Per i lavoratori scritturati a giornata, invece, l’offerta è di appena 14 euro lordi in più al giorno comprensivi di tutti gli istituti.
«Parliamo di lavoratrici e lavoratori che percepiscono già stipendi molto bassi e che in questi cinque anni hanno subito per intero gli effetti dell’inflazione, senza alcun aumento contrattuale», dichiara Tobia Perini, segretario della SLC CGIL Bergamo. «La proposta delle imprese è del tutto inadeguata. Non soltanto non recupera il potere d’acquisto perso, ma non prevede nemmeno un riconoscimento per tutti gli anni trascorsi dalla scadenza del contratto. Non si può chiedere a chi lavora nei teatri di continuare a pagare di tasca propria il costo dell’inflazione».
La situazione è particolarmente pesante per il personale scritturato, la cui paga minima giornaliera, prendendo a riferimento un livello medio, supera di poco i 71 euro lordi, già comprensivi del salario accessorio. Una cifra che rende ancora più evidente l’insufficienza dell’aumento proposto.
«I teatri funzionano grazie al lavoro di tante persone, spesso poco visibili al pubblico, che garantiscono ogni giorno la realizzazione degli spettacoli. È un lavoro qualificato, che richiede professionalità e competenze, ma che continua a essere retribuito troppo poco», prosegue Perini. «Se si vuole riconoscere il valore della cultura, bisogna cominciare da quello di chi ci lavora. Non è accettabile che un settore così importante continui a reggersi su salari che perdono progressivamente valore».
Di fronte all’assenza di risposte adeguate, le organizzazioni sindacali hanno quindi deciso di avviare una mobilitazione del settore. Le modalità delle iniziative saranno definite successivamente.
«Dopo cinque anni di attesa, non ci sono più le condizioni per rinviare ancora. Servono aumenti salariali adeguati e un riconoscimento concreto di quanto perso in questi anni. Per questo ci mobiliteremo», conclude Perini.