Sabato 14 marzo i rider di Glovo e Deliveroo scendono in piazza a Bergamo per dire basta alla precarietà e rivendicare un lavoro dignitoso. L’appuntamento è fissato per le ore 14:00 in piazza Pontida, nell’ambito della giornata di mobilitazione nazionale promossa dalla CGIL per superare il sistema dello sfruttamento nel food delivery.
L’inchiesta della Procura di Milano ha recentemente confermato quanto il sindacato denuncia da anni: migliaia di lavoratori operano con tutele insufficienti e paghe regolate da algoritmi che incentivano il cottimo. La mobilitazione punta a ottenere l’applicazione del Contratto nazionale Merci e Logistica, garantendo ferie, malattia, tredicesima e maggiore sicurezza sul lavoro.
La storia: dieci ore in strada senza diritti
Dietro i numeri delle piattaforme ci sono volti come quello di un lavoratore di 46 anni che, ogni giorno, percorre le strade di Bergamo. La sua è una corsa contro il tempo e la burocrazia: lavora dieci ore al giorno, sette giorni su sette, per mantenere la moglie e i sette figli rimasti in Pakistan.
“Bisogna accettare tutti gli ordini, a prescindere dalla distanza o dal compenso, per non rischiare di restare fermi troppo a lungo”, racconta il rider. Una fatica che spesso non viene ripagata. L’anno scorso, dopo aver effettuato oltre 1.800 consegne, il suo account è stato bloccato proprio mentre era vicino alla soglia dei 2.000 ordini che gli avrebbero garantito un bonus di 600 euro. Il motivo? Un ritardo burocratico nel rinnovo del permesso di soggiorno che gli ha impedito di lavorare e di incassare il premio.
Tra spese per l’affitto, cibo e i costi per la gestione della partita Iva, i 1.000-1.200 euro lordi mensili si riducono drasticamente. “Quando vado a trovare la mia famiglia una volta all’anno, quel mese la paga è zero”, spiega. “Vorrei solo avere i diritti di ogni altro lavoratore: ferie, malattia e la certezza di una pensione. Non posso immaginarmi in strada a 70 anni”.
Trasformare il sistema
Commenta Ayman Bourrai, Nidil CGIL: “La mobilitazione di sabato è un passaggio fondamentale per trasformare l’attuale fase giudiziaria in un cambiamento strutturale. L’obiettivo è garantire ai ciclofattorini un salario minimo dignitoso e la fine di un isolamento contrattuale che nega le tutele più elementari dentro e fuori dal lavoro”.