La legge Meloni-Nordio non rappresenta una vera riforma della Giustizia. Non migliora il servizio ai cittadini, non riduce i tempi dei processi, non aumenta il personale e non risolve il problema del precariato negli uffici giudiziari. Non rafforza le garanzie, non assicura la funzione rieducativa della pena e non garantisce una reale certezza del diritto.
Si tratta, inoltre, di un intervento inutile. La separazione tra pubblici ministeri e giudici, infatti, esiste già. Dopo la riforma Cartabia del 2022, le due funzioni sono nettamente distinte e meno dell’1% dei magistrati passa da un ruolo all’altro.
Al contrario, la legge Meloni-Nordio mette in discussione principi fondamentali della Costituzione e rischia di indebolire l’autonomia della magistratura, compromettendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato. L’obiettivo politico è chiaro: aumentare il condizionamento del governo sulla magistratura e ridurre la forza dei controlli su chi esercita il potere.
Questo intervento si inserisce in un disegno più ampio che comprende anche Autonomia differenziata e Premierato, puntando a un cambiamento profondo dell’assetto della Repubblica democratica. Il risultato è una Giustizia che rischia di essere più severa con i deboli e più indulgente con i potenti.
L’autonomia della magistratura non è un privilegio, ma una garanzia di uguaglianza per tutte e tutti i cittadini.
Incontro pubblico a Bergamo
Giovanni Bachelet, Presidente del Comitato Società Civile per il NO nel Referendum costituzionale, incontra la cittadinanza per discutere di riforma della Giustizia, Costituzione e autonomia della magistratura.
Sabato 7 marzo, ore 15
Sala Sestini – Palazzo dei Contratti e delle Manifestazioni
Via Petrarca 10, Bergamo
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