La decisione unilaterale di DHL Express di azzerare lo smart working a partire dal 1° gennaio 2027 rischia di creare un paradosso logistico e organizzativo nelle sedi bergamasche della multinazionale. A Bergamo, infatti, mancano fisicamente le postazioni per accogliere tutti i lavoratori. Per questo motivo le segreterie territoriali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno inviato una richiesta formale di riscontro urgente alla direzione aziendale, concedendo dieci giorni di tempo prima di attivare ulteriori azioni legali e sindacali a tutela del personale.
La vertenza si inserisce all’interno dello stato di agitazione nazionale proclamato lo scorso 16 giugno dalle categorie di Cgil, Cisl e Uil, legato sia al tema del lavoro agile sia al mancato rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale. A livello locale, però, la situazione presenta nodi specifici e particolarmente critici. Sul territorio operano oltre 300 persone distribuite tra il polo di Azzano San Paolo e gli uffici del Centro Galassia a Bergamo. Proprio al Centro Galassia, da circa sei anni, l’organizzazione dell’attività poggia su percentuali di lavoro a distanza che raggiungono l’80%, proprio per sopperire all’oggettiva carenza di spazi fisici all’interno dell’immobile.
La prospettiva di un rientro simultaneo e totale in presenza pone interrogativi a cui l’azienda, a pochi mesi dalla scadenza, non ha ancora dato risposta. A oggi non è stata chiarita alcuna soluzione logistica, compresa l’eventuale individuazione di sedi più ampie e idonee a ospitare tutti i dipendenti.
“Siamo di fronte a una misura che ignora sia gli accordi sindacali in vigore sia la realtà materiale dei luoghi di lavoro”, spiega Emanuele Barosselli, della segreteria provinciale della Filt Cgil di Bergamo, sindacato che rappresenta la maggioranza dei lavoratori coinvolti nel territorio. “Al Centro Galassia le persone sono state collocate in lavoro agile fino all’80% non per una concessione temporanea, ma perché non ci sono materialmente le scrivanie e i locali per tutti. Ora si comunica l’azzeramento dello smart working, aprendo solo all’ipotesi dei cosiddetti ‘focus day’ per categorie fragili, senza spiegare dove e come dovrebbero lavorare oltre trecento dipendenti. Parliamo di persone che hanno impostato la propria organizzazione di vita e familiare su questo modello per anni e che ora si vedrebbero costrette a rientrare a fronte di un forte aumento dei costi, a partire da quelli di trasporto. Peraltro, la scelta di DHL si pone in totale controtendenza rispetto al piano di austerità energetica promosso dall’Unione Europea, che ha inserito proprio il lavoro da remoto tra le raccomandazioni chiave per ridurre gli spostamenti quotidiani dei lavoratori e contenere l’impatto su inflazione e bollette”.
L’impatto economico, sottolinea il sindacato, colpisce anche chi svolge mansioni operative e non ha mai usufruito del lavoro da remoto. “In un contesto di rincari generalizzati e aumenti del carburante, il ritardo di mesi nel rinnovo del contratto integrativo penalizza pesantemente l’intero organico, togliendo risposte economiche necessarie”, prosegue Barosselli. “A peggiorare il quadro contribuiscono poi comunicazioni della dirigenza locale che contraddicono quanto riferito nei tavoli sindacali ufficiali, generando ulteriore confusione, a cui si sommano inopportune pressioni sulla produttività. Abbiamo chiesto all’azienda un confronto immediato per ristabilire un clima di trasparenza e serenità: se entro dieci giorni non arriveranno risposte chiare sugli spazi e sulle prospettive dei lavoratori, metteremo in campo tutti gli strumenti sindacali e legali a nostra disposizione”.