La crisi dell’industria chimica sta mostrando i suoi effetti anche in provincia di Bergamo. È l’allarme lanciato dalla Filctem CGIL Bergamo, che richiama l’attenzione sulle difficoltà che stanno attraversando diverse aziende del settore, a partire dalla vertenza 3V Sigma di Mozzo e Grassobbio.
«Quello che stiamo vedendo sul nostro territorio non è un episodio isolato – spiega Sara Nava, segretaria generale della Filctem CGIL Bergamo –. Anche a Bergamo compaiono segnali preoccupanti: aziende in difficoltà, ricorso alla cassa integrazione e incertezze sul futuro produttivo in un settore che per anni è stato solido».
Secondo il sindacato, se va in crisi la chimica di base, il rischio è che venga messo in discussione l’intero manifatturiero, perché le sue applicazioni attraversano tutti i comparti: dall’alimentare al tessile, dalla plastica all’automotive. In provincia di Bergamo gli addetti della chimica di base sono circa 5mila, a conferma del peso strategico di questo settore per l’economia locale.
Questa situazione si inserisce in una crisi più ampia dell’industria chimica europea, che negli ultimi due anni ha già perso circa il 9% della capacità produttiva, con migliaia di posti di lavoro a rischio. A livello UE si stimano 20.000 posti di lavoro diretti persi, con un forte impatto anche sull’indotto. Tra le cause, per la Filctem, ci sono soprattutto il costo dell’energia, molto più alto rispetto ai principali concorrenti, la concorrenza degli Stati Uniti e la pressione della Cina, che immette sul mercato prodotti a prezzi di dumping.
Il 5 febbraio 2026, su questi temi, IndustriAll Europe è scesa in piazza a Bruxelles con la partecipazione anche della Filctem CGIL. Tra le richieste: un ammortizzatore sociale europeo per gestire le crisi industriali, regole chiare sull’uso dei fondi pubblici, investimenti per ridurre i costi energetici e il sostegno alla produzione europea.
«La competitività non può essere costruita sul ribasso dei salari o sulla precarizzazione – sottolinea Nava –. Per difendere anche l’industria bergamasca servono qualità, contrattazione e tutela dell’occupazione. E la transizione va governata, puntando su formazione e riqualificazione».
Critica anche la valutazione sull’azione del governo. «Si continua ad attaccare l’Europa senza costruire una vera politica industriale – conclude Nava –. Si gestiscono le crisi con gli ammortizzatori sociali, ma senza pretendere impegni dalle imprese e senza investimenti pubblici. Così si rischia di lasciare soli territori industriali come il nostro».