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Incontro ATS con Cgil, Cisl, Uil del 18 marzo 2021

Un quadro ottimistico e rassicurante che purtroppo non rispecchia la realtà. Le nostre proposte al Direttore Generale ATS.

Si è svolto lo scorso giovedì 18 marzo l’incontro delle Organizzazioni Sindacali col Direttore Generale ATS dott. Massimo Giupponi per il periodico monitoraggio della situazione provinciale rispetto al contrasto alla pandemia.
Ci è stato dipinto un quadro rassicurante e ottimistico della situazione, ma basta aprire i giornali o sentire un TG per imbattersi in una realtà molto diversa. Non che siano state fornite informazioni false (sugli organici della prevenzione ATS però, sicuramente reticenti) ma prevalentemente orientate a valorizzare il lavoro svolto dall’ATS e a vantare importanti risultati. Purtroppo negli stessi giorni, se non nelle stesse ore, sui giornali locali si leggevano titoli come “Prima dose e richiamo. La Bergamasca fanalino di coda” (Eco di Bergamo), “Verso l’esaurimento di posti di terapia intensiva COVID” (Corriere BG), oppure “Estremamente fragili, l’attesa infinita” (Eco di Bergamo). Non ci si può certo aspettare che il Direttore dell’ATS si metta sparare sull’azienda che dirige, anche se il cattivo esempio, su questo, lo stanno dando proprio i suoi superiori Fontana, Moratti e Bertolaso.
In realtà, l’incontro con le Organizzazioni Sindacali dovrebbe servire a circoscrivere i problemi e individuare le soluzioni, senza nascondersi le difficoltà.
La prima difficoltà è che l’incontro è avvenuto ancora al buio, senza, cioè, avere certezze sulla reale disponibilità dei vaccini (lo scioglimento della riserva su AstraZeneca è arrivato solo nella serata del 18) e non poter neppure contare su un vero piano regionale con tanto di numeri e date, obiettivo ancora da venire.
La seconda, e più grossa, difficoltà è il poter contare solo in misura minima sulla rete dei medici di medicina generale; è un problema nazionale, ma più drammatico in Lombardia per l’orientamento ospedalo-centrico della Regione. Il Direttore di ATS ci ha comunicato che i medici di cure primarie disponibili alle vaccinazioni sarebbero 140 (su oltre 600). È evidente che siamo di fronte ad un sistema indifendibile: sia che l’indisponibilità sia dovuta ad ambulatori inidonei, oppure a sovraccarico di lavoro assistenziale (ormai sono in tanti al livello massimo di assistiti), oppure ad impegni extra, libero professionali. Il non poter contare sulla rete dei medici di cure primarie rende molto più difficile raggiungere a domicilio i pazienti “più fragili”, che proprio i medici conoscono perché sono i loro più frequenti pazienti.
Come se non bastassero questi problemi, continua il disastro organizzativo della società regionale di gestione logistico-informatica, come si è visto nelle cronache di questi giorni, amministrata da manager ultra lottizzati. Ha pienamente ragione la presidente del Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci, Marcella Messina, nel chiedere che l’attività degli appuntamenti e delle chiamate sia gestita a livello provinciale.
Durante l’incontro, come CGIL, abbiamo insistito su alcune proposte:

  • Dare la priorità organizzativa alle vaccinazioni dei pazienti fragili e degli over 80enni
  • Mettere in atto tutti gli sforzi possibili per aumentare il numero dei medici di medicina generale disponibili alle vaccinazioni domiciliari (per i pazienti fragili e over 80enni, insieme agli operato dell’ADI con cui vanno rapidamente conclusi gli accordi contrattuali)
  • Accelerare i tempi e predisporre la rete degli accordi con le aziende bergamasche disponibili alle vaccinazioni in loco utilizzando i propri servizi medici e infermieristici. Questo, naturalmente nel pieno rispetto delle regole sanitarie e solo per la fase della “vaccinazione massiva”, quindi senza scavalcare nessuno. Questa operazione consentirebbe di sgravare di una parte del lavoro la rete sanitaria e quindi di riuscire a concludere prima la campagna vaccinale, nell’interesse della sicurezza generale.

Abbiamo poi espresso solidarietà al gruppo di lavoratori ATS (Assistenti sanitari e infermieri impegnati nell’attività di contact-tracing) che avevano denunciato l’impossibilità di raggiungere i loro obiettivi di prevenzione con un organico così insufficiente. Abbiamo fatto notare al Direttore Generale che il rafforzamento del Dipartimento di Prevenzione e il suo rientro nella disciplina normativa nazionale (DLGS 502/1999) è il primo degli adempimenti che Regione Lombardia deve impegnarsi ad eseguire entro i 120 giorni concessi dal Ministero della Salute.
Il prossimo incontro di monitoraggio con la Direzione ATS è calendarizzato per il prossimo 13 maggio.

Allegato: “Monitoraggio dei principali indicatori”, file presentato dal direttore Giupponi

Via Garibaldi, 3 - 24122 Bergamo (BG)

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