Nella grande distribuzione organizzata il part-time non rappresenta una scelta di conciliazione, ma un modello imposto che alimenta precarietà e bassi salari. A livello nazionale, Filcams CGIL stima che quasi 6 contratti su 10 (il 57,8%) siano a orario ridotto, spesso intorno alle 20 ore settimanali. Una dinamica che si riflette chiaramente anche nella realtà della provincia di Bergamo, dove i dati raccolti dal sindacato evidenziano una frammentazione oraria strutturale, che colpisce in larga prevalenza l’occupazione femminile.
I numeri aziendali confermano come questa tendenza sia trasversale alle grandi insegne presenti sul territorio. All’Iper, ad esempio, su 3 punti vendita presenti in provincia, a Seriate sono impiegati 368 dipendenti a tempo indeterminato e i contratti a tempo pieno sono 187: tra i 160 lavoratori con part-time a 24 ore, ben 150 sono donne. Situazione analoga in Lidl, che conta 18 punti vendita nella Bergamasca e 315 addetti complessivi: i lavoratori a tempo pieno sono appena 83, mentre la grande maggioranza opera con contratti a 30 o 25 ore, per tre quarti coperti da personale femminile. Uno scenario che trova riscontro anche nei dati provinciali di Iperal (851 dipendenti al 31 gennaio 2025, con l’81% di donne e il 19% di uomini), dove il part-time raggiunge il 75% complessivo contro appena un 25% di contratti a tempo pieno.
Il divario orario e di genere emerge con evidenza anche in Esselunga, che nella provincia di Bergamo impiega oltre mille persone su 7 punti vendita. Nei punti vendita della città, la concentrazione del part-time sulle lavoratrici è marcata: nel negozio di via San Bernardino, a fronte di 37 uomini a tempo pieno e 16 donne, i contratti a orario ridotto vedono 24 donne e solo 5 uomini; in via Corridoni, su 50 contratti part-time, 28 sono femminili e 22 maschili, mentre i tempi pieni vedono 39 uomini contro 30 donne.
È evidente che a fronte di monte ore contrattuali compressi, le aziende continuano a fare ampio ricorso a prestazioni aggiuntive necessarie a coprire il fabbisogno organizzativo. L’incidenza di ore supplementari e straordinarie si attesta ad esempio attorno al 10,85% in Iperal e al 9% in Lidl, a fronte di aperture prolungate fino a tarda sera e domeniche lavorative.
“Questi numeri dimostrano come il part-time nel commercio sia diventato uno strumento ordinario di gestione che scarica la flessibilità esclusivamente sulle spalle di chi lavora, modalità che non corrisponde al principio per cui un part-time rappresenti la scelta per conciliare vita personale e lavorativa”, dichiara Nicholas Pezzè, segretario generale Filcams CGIL Bergamo. “La deregolamentazione degli orari e la saturazione commerciale non hanno portato una crescita della qualità del lavoro, ma piuttosto salari ridotti che non consentono un reddito adeguato, legando lavoratrici e lavoratori a una disponibilità continua per far fronte ai propri bisogni primari. È necessario continuare a intervenire su questi temi attraverso la contrattazione per restituire dignità, orari sostenibili e un reale consolidamento quantitativo e qualitativo dei contratti anche sul nostro territorio”.