Il sistema delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) in provincia di Bergamo sta affrontando una crisi strutturale che mette a rischio la tenuta stessa dell’assistenza agli anziani. È quanto emerge dall’indagine Voci in Prima Linea, promossa dalla Funzione Pubblica CGIL e presentata durante il convegno Intrecci di cura organizzato insieme allo SPI CGIL. L’analisi fotografa una realtà dove l’83% del personale ha oltre dieci anni di esperienza clinica e il 66% lavora nella stessa struttura da oltre un decennio. Nonostante questa forte fidelizzazione, il 75% degli operatori dichiara di pensare spesso o a volte di abbandonare la professione a causa dello stress.
L’impatto del post-pandemia e la nuova complessità
Il lavoro è cambiato radicalmente dopo l’emergenza sanitaria: l’86% degli intervistati concorda sul fatto che le condizioni siano significativamente peggiorate, mentre il 92% rileva che gli ospiti odierni sono molto più complessi e richiedono maggiore attenzione clinica rispetto al passato. A fronte di questo aumento della complessità, l’80% degli operatori ritiene che il personale in turno sia insufficiente per garantire una cura adeguata: “Lavoriamo come in una catena di montaggio ma con ospiti anziani e fragili”, ha dichiarato uno degli operatori intervistati.
Le priorità: salario, organici e dignità
L’indagine mostra che l’89% dei professionisti giudica il proprio stipendio inadeguato. Tuttavia, l’82% degli intervistati dichiara di volere uno stipendio maggiore per poter continuare a svolgere il proprio lavoro con dignità, piuttosto che lavorare meno. Tra le priorità indicate dai lavoratori figurano l’adeguamento economico (35%) e la revisione dei parametri dello staff (27%). Un dato particolarmente allarmante riguarda la fiducia nel sistema: il 64% degli operatori sconsiglierebbe a un proprio caro di intraprendere questa professione e il 60% non ricovererebbe un proprio parente nella struttura in cui lavora. La solidarietà tra colleghi (positiva per l’80%) resta l’unico collante che tiene a galla il settore.
La denuncia di FP e SPI CGIL
Per Giorgio Locatelli, segretario della Funzione Pubblica CGIL di Bergamo, emerge una chiara difficoltà nel garantire la dignità dell’utenza e il riconoscimento dei professionisti: “I ritmi elevati mettono in dubbio quella vocazione che è il cardine del lavoro di cura. Il problema è anche economico: i lavoratori del settore percepiscono salari nettamente inferiori rispetto ai pari grado di altri comparti sanitari. È necessario che il settore socio-assistenziale ottenga la medesima dignità e risorse del Sistema Sanitario, dato che le prestazioni erogate sono ormai prevalentemente di natura sanitaria”.
Sul fronte degli utenti, Carmen Carlessi dello SPI CGIL evidenzia come le RSA siano in una fase di trasformazione profonda: “Devono integrarsi in un livello assistenziale territoriale globale. C’è poi il tema critico delle rette per gli ospiti con Alzheimer o demenze: la giurisprudenza spesso indica che non dovrebbero pagare in quanto l’assistenza è prevalentemente sanitaria, ma non possiamo lasciare che sia la magistratura a decidere caso per caso. Serve un intervento del legislatore nazionale. Il timore dei mancati pagamenti sta spingendo alcune strutture a non accettare più questi pazienti, mettendo a rischio i bilanci e allungando liste d’attesa che già superano l’anno. Il sistema sanitario non può reggere se non si disciplina la materia”.
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