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“Le madri lontane”: a Bergamo il racconto delle braccianti migranti e degli orfani bianchi. Lunedì 16 marzo all’UniBg il libro e la mostra di Stefania Prandi sullo sfruttamento delle lavoratrici migranti

Mettere in luce una condizione femminile spesso invisibile, schiacciata tra lo sfruttamento lavorativo e il dolore del distacco dai propri figli. È questo l’obiettivo dell’iniziativa “Le madri lontane”, che lunedì 16 marzo alle ore 17.30 vedrà la presentazione dell’omonimo libro e l’inaugurazione della mostra della giornalista e fotografa Stefania Prandi presso la Sala Galeotti dell’Università degli Studi di Bergamo in via dei Caniana.
L’evento, organizzato dalla CGIL di Bergamo in collaborazione con l’Ateneo, nasce per denunciare le difficili condizioni delle lavoratrici migranti impegnate nel settore agricolo. Il reportage di Stefania Prandi documenta la realtà del caporalato e le sue pesanti ricadute umane, frutto di un lungo lavoro di ricerca tra l’Est Europa e il Sud Italia.
Al centro della riflessione ci sono gli orfani bianchi: bambini che crescono nei Paesi d’origine lontani dalle madri, costrette a migrare per lavoro. L’incontro tratterà anche il parallelismo con le moltissime donne che operano nel territorio bergamasco come assistenti familiari, accomunate da un sacrificio silenzioso spesso ignorato dal dibattito pubblico.

L’autrice

Stefania Prandi è una giornalista, scrittrice e fotografa indipendente che si occupa di diritti umani, sfruttamento sul lavoro, violenza di genere e questioni sociali. Collabora con testate nazionali e internazionali come The Guardian, National Geographic, El País e Internazionale. È autrice di diverse inchieste e volumi, tra cui Oro rosso (2018), Le conseguenze (2020), Le madri lontane (2024) e Agro Punjab (2024). Per il suo lavoro ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti, tra cui l’Henri Nannen Prize e il Fetisov Journalism Awards, e insegna al Laboratorio di giornalismo femminista di Venezia.

 

Il commento di Annalisa Colombo (Responsabile Politiche di Genere CGIL Bergamo): “Mettere in luce la condizione di donne che vivono ai margini, ignorate da media e politica, è un impegno centrale per le nostre politiche di genere. Il lavoro di Stefania Prandi ci permette di denunciare lo sfruttamento nelle campagne e di tracciare un parallelo diretto con il nostro territorio: molte delle donne che operano qui come badanti condividono lo stesso sacrificio silenzioso e il trauma del distacco dai figli, i cosiddetti orfani bianchi. Far emergere l’invisibilità di queste lavoratrici è il primo passo per rivendicare i loro diritti”.

 

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