La Filt CGIL di Bergamo guarda con forte preoccupazione al provvedimento con cui il Garante per la protezione dei dati personali ha imposto ad Amazon lo stop immediato al trattamento illecito dei dati dei lavoratori nello stabilimento di Passo Corese, dove – secondo quanto accertato dall’Autorità – venivano raccolte e conservate informazioni sensibili su salute, vita privata e attività sindacale.
«È una vicenda grave, che non riguarda direttamente gli stabilimenti bergamaschi – dichiara Pierluigi Costelli, Filt CGIL Bergamo – ma che non può lasciarci tranquilli. Il nostro timore è che pratiche di questo tipo non siano un’eccezione, ma possano essere state utilizzate anche altrove. La schedatura dei lavoratori, soprattutto quando riguarda dati sensibili e aspetti della vita personale, è inaccettabile e contraria a ogni principio di rispetto della persona».
Amazon ha annunciato che si adeguerà alle prescrizioni del Garante. «Prendiamo atto di questa dichiarazione – prosegue Costelli – ma come organizzazione sindacale vigileremo perché agli impegni seguano fatti concreti, in tutti i siti, compresi quelli del nostro territorio. La tutela della privacy non è un dettaglio tecnico: è una garanzia fondamentale di dignità e libertà per chi lavora».
Per la Filt CGIL Bergamo, il caso sollevato dal Garante conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle modalità di gestione dei dati e sugli strumenti di controllo nei luoghi di lavoro, perché organizzazione e innovazione non possono mai tradursi in sorveglianza indebita o in una compressione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.