Riapertura dello stato di agitazione e quattro ore di sciopero: si riaccende lo scontro sindacale in Arriva Italia. La mobilitazione, proclamata unitariamente da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal, è fissata per lunedì 14 settembre, dalle 8:30 alle 12:30, e coinvolgerà tutti i depositi della provincia di Bergamo.
Alla base della protesta c’è la rottura delle trattative per il contratto integrativo aziendale, atteso ormai da oltre otto anni. Una distanza insanabile certificata dall’ultima offerta della società, ritenuta del tutto irricevibile dalle sigle: un Premio di Risultato di 400 euro complessivi in welfare, vincolato a parametri di presenza giudicati irraggiungibili.
«Abbiamo tentato in tutti i modi di evitare la riapertura delle procedure congelando l’agitazione nei mesi scorsi, per dare spazio al confronto. Nonostante i nostri sforzi per arrivare a una mediazione, l’azienda ha però respinto ogni proposta», spiegano i segretari territoriali Paolo Turani (Filt Cgil), Pasquale Salvatore (Fit Cisl), Adriano Villa (Uiltrasporti) e Antonio Chimirri (Faisa Cisal).
Accanto al nodo economico, a pesare sono le condizioni di lavoro quotidiane. La Rsu segnala continue violazioni nella programmazione dei turni e nei tempi di preavviso stabiliti dal Ccnl, con un allungamento dei nastri lavorativi fino a 14 ore a fronte di un orario effettivo di 6 ore e mezza, oltre a stazionamenti improduttivi e prolungati lontano dalla residenza di servizio. Su queste criticità le organizzazioni sindacali presenteranno a breve un esposto formale agli organi ispettivi dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) e di ATS.
«Nel trasporto pubblico locale bergamasco il contratto di secondo livello è fermo al 2017, praticamente un’altra epoca se pensiamo all’impatto del Covid e all’inflazione. Mentre altre realtà del territorio scelgono di investire per arginare la fuga di conducenti e migliorare la conciliazione vita-lavoro, Arriva Italia va in controtendenza preferendo lo scontro sociale», sottolineano i rappresentanti sindacali. «Si punta sul ricorso ai subappalti, di cui non ci è mai stato fornito l’elenco nonostante le richieste, e si svilisce il personale, pur a fronte di bilanci di gruppo ampiamente positivi. L’esercizio 2025 infatti si è chiuso con un utile netto di 26,9 milioni di euro, in crescita di oltre il 23% rispetto ai 21,8 milioni del 2024. Numeri che dimostrano come la solidità economico-finanziaria della Società non sia in discussione: a mancare non sono le risorse, ma la volontà di destinarle al miglioramento delle condizioni di lavoro del personale viaggiante, a partire proprio dal territorio bergamasco”.
Il quadro è reso ancora più delicato dall’imminente avvio delle gare d’appalto per l’intero bacino provinciale, annunciate dall’Agenzia del Tpl. «Chiediamo alle istituzioni e all’Agenzia di vigilare con attenzione: i criteri di gara non devono premiare logiche di mero profitto e dumping ai danni delle realtà serie che investono sulla qualità del servizio e sul personale», avvertono i sindacati. «Senza un cambio di rotta immediato, il rischio concreto è quello di una lunga stagione di conflitto, con inevitabili ripercussioni sulla regolarità dei trasporti per i cittadini».