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Non Autosufficienza, SPI-CGIL: “Non solo fenomeno legato ad anziani”. Cosa c’è (e cosa no) in Legge di Bilancio

La condizione di “non autosufficienza”, con le articolate conseguenze e fatiche che porta con sé all’interno delle famiglie, è da sempre tra le priorità del sindacato dei pensionati CGIL. Sul tema interviene Augusta Passera, segretaria generale dello SPI-CGIL di Bergamo.

“La premessa è che non si tratta di un fenomeno che riguarda solo gli anziani, come invece viene spesso considerato da chi non ha mai davvero affrontato il problema, da chi non lo ha mai ‘toccato’ con mano: non autosufficiente è un bambino disabile, è un giovane che ha subito un incidente, è un anziano malato di Alzheimer o un paziente che per un periodo specifico non è in grado di svolgere attività vitali da solo. Al loro fianco, di solito, c’è una famiglia che viene travolta dal problema e che si trova sola a cercare una soluzione. Una famiglia che deve affrontare spese spesso insostenibili se non con grandi sacrifici, e che è emotivamente e affettivamente intrappolata da sensi di colpa, talvolta depressione, fino all’esaurimento fisico del famigliare che si dedica in maniera totale alla persona non autosufficiente. Il tema investe una parte numericamente rilevante della popolazione, nei prossimi decenni destinata a crescere. Nel 2021, nella provincia di Bergamo, 29.565 persone hanno usufruito dell’indennità di accompagnamento, cioè 63 famiglie ogni mille. Nel 2015 erano 27.553 (59 famiglie su mille)”.

“Anche nel 2021 abbiamo condotto la nostra battaglia per ottenere una legge che tuteli le persone meno fortunate di noi, una legge che garantisca loro il diritto a una vita più serena possibile con le cure, gli ausili, i contatti sociali necessari. Abbiamo organizzato una raccolta firme, abbiamo manifestato, abbiamo portato le nostre istanze a livello regionale e nazionale. La Legge di Bilancio 2022 ha recepito solo in parte le richieste che erano state avanzate dal ‘Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza’ promosso dallo SPI-CGIL insieme alle altre organizzazioni sindacali e numerose forze sociali e associative. La proposta del Patto era centrata sull’obiettivo di costruire servizi domiciliari integrati tra loro (superando l’attuale separazione tra i SAD comunali e l’ADI sociosanitaria) e fortemente collegati con le politiche nazionali dei ministeri della Salute e del Welfare. La finalità dell’iniziativa è sempre quella di mantenere continuità della vita nel contesto sociale di appartenenza di chi non è autosufficiente, favorendo la domiciliarità e contrastando l’isolamento. Molti di questi obiettivi sono presenti nella Legge: e questo è il bicchiere mezzo pieno. Si parla infatti di ‘soluzioni abitative … mediante ricorso a nuove forme di coabitazione solidale delle persone anziane, rafforzamento delle reti di prossimità intergenerazionale e tra persone anziane, adattamenti dell’abitazione alle esigenze della persona con soluzioni domotiche e tecnologiche che favoriscono la continuità delle relazioni personali e sociali a domicilio, compresi i servizi di telesoccorso e teleassistenza’; si parla di ‘servizi sociali di sollievo per le persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie, quali: il pronto intervento per le emergenze temporanee, diurne e notturne, gestito da personale qualificato; un servizio di sostituzione temporanea degli assistenti familiari in occasione di ferie, malattia e maternità’. La Legge tocca poi numerosi altri punti di cui si discute da anni: un sistema serio e qualificato per il reclutamento degli assistenti familiari (badanti) e la loro formazione professionale, oltre che il rispetto dei contratti di lavoro del settore, la creazione di punti unici di accesso ai servizi sociali attraverso le Case della Comunità dove dovranno trovare sede anche le Unità di Valutazione Multidimensionale della capacità bio-psico-sociale dell’individuo al fine di formulare un progetto di assistenza individuale integrata (il famoso PAI). Per la realizzazione di tutti questi obiettivi la Legge prevede l’istituzione dei LEPS (cioè i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, l’equivalente dei LEA sanitari) e l’affidamento della responsabilità operativa agli Ambiti Territoriali (quindi non al singolo Comune ma ai comuni associati). Un bicchiere mezzo pieno assai ricco, quindi".

"Purtroppo c’è anche il mezzo vuoto: come sempre accade quando il Parlamento discute della Legge di Bilancio si assiste a una sorta di ‘assalto alla diligenza’ sulle priorità nell’utilizzo delle risorse disponibili e questa volta, all’ultimo minuto, alle risorse per la non autosufficienza si sono viste anteporre le spese legate alla pandemia da Covid-19 (sanitarie ma anche di finanziamento dei congedi per la quarantena dei lavoratori). Così i fondi stanziati sono stati distribuiti su tre anni: 100 milioni per 2022, 200 per il 2023, 250 per il 2024 e, infine, 300 milioni a partire dal 2025. Le risorse previste per quest’anno sono certamente insufficienti a garantire il raggiungimento di tutti gli obiettivi previsti. Si tratta ora di riuscire, a partire dai territori attraverso la contrattazione sociale, a pesare nelle decisioni sulla scala delle priorità. Per questo CGIL e SPI continueranno a monitorare la situazione e a lottare perché si arrivi ad una legge che sia davvero garanzia di una vita più serena per chi è meno fortunato di noi”.

Via Garibaldi, 3 - 24122 Bergamo (BG)

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